TRUMP un candidato POP

In occasione della conferenza “Donald Trump,che presidente sarebbe?” promossa dalla Junior Fellows del Centro Studi Americani dove hanno partecipato Maria Latella, Alessandro Forlani, Andrew Spannaus e Lorenzo Castellani con la moderazione di Roberto Arditti è stato possibile approfondire la figura di Donald Trump. Tutti i partecipanti hanno convenuto che Mr. Trump non è un candidato improvvisato, ma ci stava lavorando da diverso tempo, aspettando il momento giusto, che è arrivato a seguito di una frattura sempre maggiore tra establishment, in particolar modo di Washington e delle Banche, con la gente comune, con l’americano che deve fare più lavori per sbarcare il lunario.
La figura di Trump è una figura molto nota tra la gente comune per diversi motivi, dall’essere un imprenditore di successo attivo nel campo immobiliare e non, ma anche per la sua trasmissione “The Apprentice” durata oltre 10 anni, che gli ha consentito di stare nelle case di milioni di americani, farsi apprezzare, odiare ma anche amare. E’ noto inoltre il suo carattere un po’ irascibile, un po’ grezzo ma con quel fare faraonico che non può non essere notato. Tutto questo mix lo rende una figura estremamente POP, che gli consente di poter fare dire e ritrattare tutto e quindi non essere politcally correct.

Questa etichettatura lo pone sicuramente in una posizione di vantaggio rispetto ad Hillary Clinton, già first lady, già segretario di Stato, famiglia presente negli ambienti che contano e parte del sistema, quel sistema che nel partito repubblicano è stato travolto nel vero senso della parola da un outsider, che prima delle classi dirigenti ha saputo interpretare quel messaggio, quel sentimento e richiesta di cambiamento dalla base.

Maria Latella ha ricordato come in occasione di un seminario organizzato negli stati uniti sulla figura di Trump e Berlusconi nel corso del dibattito sono state fatte diverse comparazioni sulla esperienza del’94 e la “scesa in campo” di Trump per la presidenza degli Stati Uniti. Sono diverse le analogie trovate a partire da come i media hanno sottovalutato largamente questo fenomeno in entrambe le circostanze, ma anche dal fatto che TRUMP configurandosi come una pop star e non un politico, può dire tutte le bugie del caso, cambiare idea etc in quanto identificato come pop star e come tale è percepito dall’opinione pubblica. Quello che rende più forte Trump rispetto agli altri è perché si rivolge ad un elettorato che rientra nella categoria “NDP” ovvero niente da perdere, che vuole arrivare a fine mese, che punta a trovare un qualsiasi lavoro, dando quindi poca importanza, se non nulla, a quello che possa aver detto e in qualche modo copiato da Michelle Obama nel suo discorso la moglie di Trump. Un ulteriore tema su cui TRUMP sta facendo breccia è legato alla forte insicurezza da parte dell’elettorato bianco, anche alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno portato alla perdita di cittadini e poliziotti. Il tema dello scontro razziale può essere il vero cigno nero dell’intera campagna elettorale dove la polizia americana rispecchia la stesa categoria sociale degli anni 50 ovvero sono prevalentemente bianchi, poco istruiti che si trovano nelle proposte di di Trump mentre la popolazione afro americana è più vicino alla Clinton.

Durante la prima giornata di convention, oltre a grandi malumori di dirigenti dell’Old Party e alla mancanza di endorsment dei big è possibile evidenziare come tutta la famiglia di TRUMP sia schierata aò suo fianco, dando un messaggio forte e molto ribattuta da stampa e media, al punto che ogni domenica su canali nazionali intervenivano i familiari per parlare delle capacità del padre, un contributo importante la h dato anche l’ex sindaco di New York, Giuliani, persona affermata e rispettata in america e non solo che ha iniziato il suo discorso dicendo che Donald farà per l’America quello che ha fatto lui a New York.

In conclusione Trump e’ un imprenditore nato cresciuto e vissuto negli Stati Uniti, già agiato che ha aumentato le sue disponibilità legate alle sue capacità imprenditoriali … ma non può essere considerato anti establisment perché ne fa parte fino al midollo.

Vince sempre chi riesce a interpretare al meglio la parola cambiamento, cosa che bisogna dargli atto, i cicli politici si sono particolarmente accorciati e senza una dimensione di cambiamento è pressoché impossibile resistere.

Donald è partito solo, ha eliminato tutti i contendenti e oggi la possibilità che Trump diventi presidente e’ sempre più vicina.

ANDREA CHIAPPETTA

Fonte:http://www.affaritaliani.it/politica/palazzo-potere/trump-un-candidato-pop-432824.html

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