Hillary: Una donna (quasi) alla casa bianca

a figura di Hillary Clinton, la prima donna candidata alla casa Bianca del partito Democratico è stata al centro del dibattito promosso giovedì 21 luglio dalla Junior Fellows del Centro Studi Americani.
Un parterre d’eccezione, con la partecipazione del Ministro della salute, Beatrice Lorenzin, di Marta Dassù, Direttore Aspen Institute Italia e Vice Presidente del Csa, della deputata del PD Lia Quartapelle, dell’Avv. Peter Alegi, già rappresentante dei Democracts Abroad e Vice Presidente del Csa. Il dibattito, moderato da Giampiero Gramaglia, giornalista e autore del Blog www.gpnewsusa2016.eu<http://www.gpnewsusa2016.eu/>, ha fornito spunti di riflessione sulla prossima convention DEM e sulla figura di Hillary Clinton.

Una personalità che porta in dote con la sua candidatura la grande esperienza maturata prima come first lady, poi Segretario di Stato e ora prima donna, senatrice dello stato di New York, che corre per la presidenza degli Stati Uniti d’America, sfidando la “sorpresa” Donald Trump.

È lei a coltivare l’ambizione ad una America più aperta e inclusiva, contro le chiusure e le rivendicazioni …del suo sfidante.

Una competizione sicuramente diversa rispetto alle altre, che vede,da un lato, una donna delle istituzioni che ha mostrato di saper compiere scelte e superare momenti anche difficili, sia personali che professionali, stimata e apprezzata in ambienti internazionali di altissimo profilo e fortemente sostenuta dalla comunità ispanica, dall’altra, un imprenditore, un uomo di grande successo personale, new entry del partito repubblicano con idee che sembrano diametralmente opposte.

Il dibattito al CSA, aperto dal vice Presidente Alegi, ha ripercorso i principali avvenimenti della vita dei coniugi Clinton, partendo dall’esperienza di Bill come Governatore dell’Arkansas, fino alla Presidenza degli Stati Uniti dove Hillary ebbe un ruolo fondamentale nell’avvio della riforma sanitaria (tutt’oggi tematica di grande rilevanza e attualità). Si è poi passati all’analisi del percorso che ha portato la Clinton a candidarsi, come prima First Lady, alla carica di senatrice dello stato di NY (concorrendo contro Rudolph Giuliani, che fu costretto al ritiroper motivi di salute).

Il Ministro Lorenzin ha sottolineato alla platea attenta che gremiva la sala, come Hillary Clinton rappresenti l’esempio di una donna in carriera, competente e dall’indiscusso prestigio , in grado di guidare gli Stati Uniti verso una nuova era, che punti a ricreare quelle condizioni di nazione guida e di riferimento a livello globale.

Porta però con sè la responsabilità delle tante sfide aperte, dalla sicurezza interna, alla politica estera e, non meno importante, la riforma sanitaria e la sua sostenibilità.

Il Ministro Lorenzin ha poi proseguito definendola come una persona vera, che porta le tracce del suo percorso di vita, e che, al di la dell’effetto di un’ipotetica vittoria della Clinton, raccoglierà sicuramente un risultato importante,non solo negli Stati Uniti ma tra le donne di tutto il mondo: perché, anche se l’universo femminile ormai si afferma politicamente sempre più nei consensi, una donna interpreta quel sentimento di fiducia e innocenza che ancora non è stata perduta e che ha bisogno di esempi positivi.

Argomento questo, sottolineato anche dalla Dott.ssa Dassù, che ha voluto ricordare che nel 2017, quando l’Italia avrà la Presidenza del G7, a quel tavolo potrebbero esserci 3 donne su 7, accomunate da molte cose, a partire dall’esperienza, per arrivare ad un approccio comune alla politica e una forte dose di pragmatismo, come nel caso della Merkel e della May.

Sarebbe quindi interessante il confronto tra le democrazie liberali occidentali, con i loro valori, quali la difesa dei diritti delle donne e dei diritti umani, sfidate da un sistema di valori diverso che si confronta con le nostre società e proviene da forme di governo neoautoritarie. Sarebbe difficile immaginare un confronto Putin – Clinton esattamente uguale a quello che ci sarebbe fra due uomini. Lo stesso varrebbe per Erdogan, con tutti i problemi che un paese come la Turchia ha nei rapporti tra uomini e donne.

Dal punto di vista internazionale, l’ordine liberale internazionale ,per come è conosciuto fino ad oggi, viene sfidato da ipotesi valoriali in cui rientra un approccio diverso del rapporto uomo-donna. Una differenza che rende il confronto più complicato, più marcato, ma sicuramente più interessante.

Certamente la Clinton, dovrà dedicarsi a recuperare in pieno i voti di Bernie Sanders (che sono i voti delle nuove generazioni di americani), attività non del tutto scontata e occuparsi degli swing States come la Florida, dove Trump pare essere in testa. Infine, deve puntare a recuperare i voti che non ha, quelli dei white males, che si sentono danneggiati dalle tendenze demografiche, dall’immigrazione e dai problemi della globalizzazione.

Vincerà se saprà costruire una coalizione delle minoranze, come ispanici e afroamericani, raccogliere il consenso delle donne e di una parte dei giovani , come ha fatto Obama. E non sarà facile recuperare i voti di quegli elettori che si trovano per la prima volta in un momento storico in cui le condizioni dei figli sono peggiori di quelle dei padri e con aspettative per nulla incoraggianti. Questo mette in crisi la classe media e cambia totalmente la dinamica politica in America, come in Europa.

Secondo Lia Quartapelle sono diverse le motivazioni a favore di Hillary Clinton: perché è lei che tra i due candidati, conosce meglio l’Europa ed ha capito che è un elemento centrale della politica estera americana, ma anche, perché è una donna in grado di incarnare quei valori comuni, legati all’esperienza di essere madre e nonna, insieme a quelli pratici, frutto della sua lunga esperienza ai vertici, che occorre per poter affrontare le sfide di una grande potenza internazionale.

Non ci resta che aspettare.

Andrea Chiappetta

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